La realtà socio-economica delle società quotate come il funzionamento dei mercati finanziari hanno notevolmente progredito nel corso degli ultimi decenni. Molti sono coloro che si pongono la seguente domanda : quale è il ruolo assegnato all’impresa del XXI secolo?

La crescente importanza degli investitori istituzionali ha messo in evidenza almeno due cose :

  1. la maggiore dipendenza delle grandi società quotate nei confronti del mercato finanziario
  2. l’incapacità dei dirigenti a risolvere le problematiche di governance in seguito alle pressioni esercitate dagli investitori istituzionali e dalle parti interessate.

Queste due categorie di investitori sono titolari di interessi non omogenei o meglio divergenti. Gli investitori finanziari puntano a ottimizzare il valore dei loro titoli, mentre gli investitori non finanziari sono più interessati a riformare la filosofia dell’impresa e a fare in modo che le questioni economiche, ambientali e sociali siano al centro della governance d’impresa.

L’impresa non è al servizio dei soli azionisti, ma rappresenta una comunità di interessi che coopera per creare le risorse necessarie a se stessa nell’interesse comune e di quello delle generazioni future.

Così da qualche anno, per tentare di coniugare l’attività lucrativa e il bene comune, lo statuto giuridico della società benefit si è imposto negli Stati Uniti come in Europa[1].

A partire dal 2006  un movimento mondiale di imprese, le B Corp® certificate, sta ridefinendo il modo di gestire l’impresa. Questo movimento promuove l’introduzione negli statuti di una clausola nella quale viene chiarito che l’attività economica esercitata dall’impresa deve avere un impatto positivo sui territori, le comunità e l’ambiente.

Nel mondo, le società Benefit sono più di 2500 e continuano ad aumentare anno dopo anno. Nel 2018 sono state certificate :

  • 2000 società negli Stati Uniti di cui 1400 nello Stato del Delaware
  • 140 società in Italia (218 nel 2019)
  • 115 società nel Regno Unito
  • 19 società in Germania
  • 7  società in Francia

La società benefit in Italia

Per tenere conto delle esigenze di questi nuovi investitori, il legislatore italiano ha adottato la legge n°208 del 28 dicembre 2015, creando così lo statuto specifico della società benefit.

L’entrata in vigore di questa legge ha posto l’Italia al primo posto dei paesi membri dell’Unione europea con un reale interesse verso una forma di società che combina lo scopo lucrativo con il perseguimento di una o più finalità non lucrative.

La società benefit è definita come una società che :

« nell’esercizio di una attività economica, aldilà dello scopo lucrativo di condividere i dividendi, persegue una o più finalità di beneficio comune e opera in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti delle persone, delle comunità, dei territori e dell’ambiente, di beni ed attività culturali e sociali, di istituzioni ed associazioni, e di altri portatori di interessi»[2].       

Come tutte le altre forme di società, la società benefit è un contratto nato dalla volontà dei soci-azionisti. Sono loro che devono identificare e indicare chiaramente nello statuto la finalità o le finalità di beneficio comune che la società benefit deve perseguire nell’esercizio della sua attività di impresa.

Questa scelta non è senza importanza poiché la presenza simultanea dello scopo lucrativo e di una o più finalità di beneficio comune, statutariamente identificate dai soci-azionisti, impone agli organi di governance di condurre una gestione centrata sul bilanciamento tra gli interessi degli azionisti e gli interessi di coloro sui quali l’attività sociale può avere un impatto.

Il contratto definito dai soci-azionisti vincola dunque l’équipe di direzione all’osservanza di obbligazioni puntuali e non generiche (come può essere, per esempio, lo scopo lucrativo) che devono essere rispettate.

Fra le obbligazioni figura anche quella di gestire la società in modo trasparente. Detto altrimenti, l’équipe di direzione deve stabilire un rapporto che illustri le decisioni prese per assicurare il perseguimento delle finalità di beneficio comune. Detto rapporto deve essere pubblicato sul sito Internet della società.

La società a missione in Francia

Il concetto di società a missione (società benefit) ha sedotto anche la Francia, che su questo tema accusava un certo ritardo rispetto ai paesi anglo-americani e agli altri paesi europei, soprattuto l’Italia.

Senza prevedere uno statuto specifico, la legge PACTE del 22 maggio 2019[3] si è limitata a riconoscere alle imprese a missione la legittimità indispensabile al loro esercizio. Per realizzare ciò, la legge ha modificato l’articolo 1835 del Codice civile e ha stabilito che :

« lo statuto può precisare la ragione d’essere, che è costituita di principi di cui la società si dota e per il rispetto dei quali, essa intende stanziare i mezzi necessari per realizzare la sua attività ».

Il legislatore francese ha preso cura di modificare anche l’articolo L.225-35 del Codice di commercio relativo al consiglio di amministrazione delle società anonime e ha stabilito che quest’ultimo dovrà prendere in considerazione : « se del caso, la ragione d’essere della società definita in applicazione dell’articolo 1835 del Codice civile».

La modificazione degli articoli del Codice civile e del Codice di commercio fa seguito alla riflessione condotta da Nicole Notat e Jean-Dominique Senard, che sono stati incaricati dal governo di riconsiderare il ruolo dell’impresa nella società. Per la redazione del rapporto « L’entreprise objet d’intérêt collectif », i redattori hanno tenuto conto del parere di un certo numero di attori economici e hanno ripreso, fra le altre fonti, le proposizioni formulate dalla commissione presieduta da Jacques Attali nel 2013.

Il nuovo dispositivo accorda dunque un diritto opzionale ai soci-azionisti. Ciò non toglie che se questi ultimi optano per la forma giuridica della società a missione, la violazione delle regole statutarie nella gestione della società a missione potrà comportare la responsabilità dei dirigenti.

Conclusioni

Essere o non essere benefit ? Questa sarà la questione che si poseranno in futuro i soci-azionisti, soprattutto in Francia. Per evitare questo genere di situazioni e rendere pienamente effettivo il regime della società benefit in tutti i paesi membri dell’Unione europea, forse occorrerà stabilire un testo europeo di riferimento. Ciò servirà ad aumentare il controllo sul perseguimento reale delle finalità di beneficio comune, e avrà come effetto di obbligare i dirigenti a gestire le imprese in maniera responsabile, solidale e trasparente.

gp@giovannellapolidoro.com

 


[1] Sul versante anglo-americano si potrebbe citare : la Benefit Corporation, introdotta nel 2010 nel Maryland, la Public Benefit Corporation creata nel 2015 nel Delaware, la Flexible Purpose Corporation creata in Californie nel 2012, e la Community Interest Companies creata nel Regno Unito nel 2004. Sul versante europeo, largamente ispirata al modello anglo-americano, si registra sopratutto la Società Benefit creata in Italia nel 2015.

[2] Cf. Articolo 376 comma 1 della legge n°208 del 28 dicembre 2015

[3] Cf. Articolo 61 della legge n° 2019-486 del 22 maggio 2019 relativa al Piano d’azione per la crescita et la trasformazione delle imprese (Legge Pacte)