Il tema della materialità costituisce oggi il punto di partenza di ogni analisi di reporting di sostenibilità. Le disposizioni adottate negli ultimi anni dal legislatore europeo in materia di finanza sostenibile hanno permesso di inquadrare meglio le informazioni extra finanziarie, la cui pubblicazione appare essenziale per il riorientamento dei flussi di capitali, la gestione dei rischi finanziari indotti dal cambiamento climatico e per misurare i legami di interdipendenza esistenti tra un’impresa e il suo ambiente.

L’Unione europea ha fatto una scelta normativa ambiziosa esigendo che le informazioni sulla sostenibilità, che le imprese devono fornire al mercato, vadano al di là del settore economico per tener conto degli interessi delle parti interessate. Il suo obiettivo è migliorare la qualità e l’affidabilità delle informazioni, armonizzare il reporting sulla sostenibilità delle imprese ed evitare il greenwashing.

La direttiva CSRD – Corporate Sustainability Reporting – del 14 dicembre 2022 propone un approccio innovativo poiché integra il concetto di doppia materialità con le sue due dimensioni: l’una, la materialità finanziaria rivolta verso l’interno dell’impresa e l’altra, la materialità d’impatto rivolta verso l’esterno dell’impresa.

In realtà, entrambi i concetti erano già noti e utilizzati nel campo della contabilità, ma la direttiva CSRD ha deciso di promuovere la doppia materialità e ne ha fatto un elemento centrale delle norme europee relative al reporting di sostenibilità.

D’ora in poi le imprese interessate non possono prescindere da questi concetti:

  1. La materialità finanziaria (financial materiality): si concentra sui rischi e le opportunità legati ai criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) che possono influenzare, positivamente o negativamente, la performance economico-finanziaria dell’impresa (a lungo, medio e breve termine) e contribuire alla creazione o alla perdita di valore dell’impresa (enterprise value).
  2. La materialità di impatto (impact materiality ou environmental and social materiality): si concentra sugli impatti, positivi o negativi, che l’attività di impresa può avere sulle persone, sull’ambiente e sulla società civile in generale. Questa idea di materialità si è imposta a seguito delle pressioni esercitate dalle diverse parti interessate che hanno ripetutamente chiesto alle imprese di rendere note le informazioni in materia di sostenibilità.
  3. La doppia materialità (double materiality): non è altro che una combinazione dei due approcci precedentemente analizzati. Le imprese devono includere nel loro rapporto di gestione informazioni sugli impatti, positivi o negativi, delle loro attività in materia di ambiente e società civile (approccio inside-out), nonché informazioni su come le questioni di sostenibilità (ESG) influenzano i loro risultati e modelli di business (approccio outside-in). Nella direttiva CSRD, la doppia materialità è così definita «il modo in cui il modello commerciale e la strategia dell’impresa tengono conto degli interessi degli stakeholders dell’impresa e degli impatti dell’impresa sulle questioni di sostenibilità».
  4. La materialità dinamica (dynamic materiality): parte dal presupposto che la materialità è un processo dinamico che si svolge gradualmente nel tempo. Ciò che è finanziariamente poco significativo (immateriale) per un’impresa, oggi, può diventare domani (materiale). Questo approccio sottolinea che le imprese devono guardare al futuro. Devono adattarsi, essere proattive e assicurare un monitoraggio costante dei criteri ESG sulla base di informazioni solide, affidabili e comparabili.

L’analisi incrociata proposta dalla direttiva CSRD mostra che le due dimensioni (materialità finanziaria e materialità d’impatto) non sono necessariamente alternative: una questione di sostenibilità può essere valutata sia dal punto di vista finanziario che da quello socioeconomico ambientale. Ad esempio, il livello di emissioni di CO2 di un’organizzazione può avere un impatto sulle persone e sull’ambiente, ma può anche avere un effetto sui flussi di cassa dell’organizzazione in termini di tassazione delle emissioni in eccesso (come la tassa sul carbonio).

Inoltre, gli impatti (out-side-in e inside-out) sono legati in senso dinamico. Una questione di sostenibilità che inizialmente è rilevante solo dal punto di vista della materialità di impatto potrebbe anche diventare rilevante dal punto di vista della materialità finanziaria.

L’impatto economico e sociale-ambientale creato dalla pandemia di Covid-19, dal conflitto Russia-Ucraina e dal conflitto Israele-Hamas hanno infatti evidenziato la rapidità con cui una questione immateriale può diventare materiale, nel tempo, e influenzare i territori, le persone e le organizzazioni economiche.

In questo senso, la materialità non è statica, può cambiare nel tempo, e si parla allora di materialità dinamica (dynamic materiality). Infatti, la direttiva CSRD precisa che le imprese devono periodicamente valutare gli aspetti materiali e garantire il monitoraggio e l’aggiornamento delle loro analisi di doppia materialità.

Evoluzione del concetto di materialià 

Il concetto di materialità ha origini anglosassoni. Il termine «materiale» è stato utilizzato per la prima volta alla fine del XIX secolo in Inghilterra. La Corte inglese investita di una causa di falso in bilancio ha utilizzato il termine materialità per identificare e definire un «fatto importante, non trascurabile».

Per molto tempo il concetto di materialità è stato usato nell’ambito della contabilità. Solo dopo la Seconda guerra mondiale, la materialità è diventata un elemento chiave dell’analisi finanziaria.

Così, per soddisfare le nuove esigenze di informazione delle imprese, sono state elaborate definizioni diverse di materialità a partire da numerose fonti: standard internazionali, linee guida e altri documenti contabili e di audit, senza riuscire però a dare una definizione chiara di materialità.

Al-di là delle fonti, tutti concordano su un punto: la materialità è uno strumento efficace che consente ai professionisti della finanza di filtrare le informazioni e concentrarsi su ciò che conta davvero per l’impresa.

La materialità è strettamente legata all’affidabilità del bilancio dell’impresa, che è un documento essenziale per sostenere il processo decisionale degli investitori – in quanto utilizzatori principali e finali dei bilanci – e di altri soggetti interessati. Il corollario di questa osservazione è che un’informazione è materiale se la sua omissione o la sua indicazione erronea è tale da influenzare ragionevolmente i risultati dell’impresa e, allo stesso tempo, il processo decisionale degli investitori.

Il processo di attuazione dell’analisi di materialità è piuttosto complesso. La valutazione di ciò che è materiale è soggettiva e può variare da entità a entità. Spesso richiede il giudizio professionale di contabili, revisori e analisti finanziari che devono tenere conto sia dei fattori quantitativi che qualitativi nella valutazione della rilevanza degli aspetti materiali.

L’analisi di materialità è diventata ancora più complessa, a partire dagli anni ’90, quando le imprese – sotto la pressione di investitori e più in generale della società civile – hanno cominciato a prendere coscienza della loro responsabilità sociale d’impresa (RSI) e ad integrare determinate tematiche nella loro strategia.

Qualche anno più tardi, si sono imposti anche i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) che consentono agli investitori – che hanno una visione di lungo termine – di selezionare le imprese che ritengono più virtuose e che prestano attenzione alle questioni di durabilità. I criteri ESG costituiscono, oggi, i tre pilastri dell’analisi extra-finanziaria che completano l’analisi finanziaria dei bilanci.

L’integrazione della RSI e dei criteri ESG nella strategia di impresa ha spinto i dirigenti a far evolvere la logica del profitto, a tener conto delle questioni ambientali, sociali e di governance e a migliorare la qualità dell’informazione non finanziaria destinata al mercato.

L’Europa è stato, senza dubbio, il continente più attivo in questo campo. La Commissione europea, presieduta da Ursula von der Leyen, ha posto la politica di sostenibilità al centro del suo mandato. Nel marzo 2018, la Commissione ha adottato un «Piano d’azione per la finanza sostenibile» necessario per stimolare una crescita economica sostenibile, per creare nuovi posti di lavoro e per guidare la rivoluzione industriale di domani.

Nell’ambito di applicazione del Piano d’azione, la Commissione ha adottato il Regolamento Tassonomia – che istituisce un sistema di classificazione delle attività sostenibili sul piano climatico, ambientale e sociale – e i regolamenti complementari sulla trasparenza dei prestatori di servizi di investimento e sugli indici di riferimento europei.

Nel 2022, dopo un periodo di negoziazione di due anni, il Parlamento europeo ha adottato la direttiva CSRD, che sostituisce la direttiva NFRD del 2013, e ha stabilito nuove regole per la rendicontazione della sostenibilità che si fondano sull’analisi di doppia materialità. Tali norme entrano in vigore a partire dal 2024.

L’analisi di materialità svolge dunque un ruolo fondamentale nella definizione e nell’integrazione delle strategie ESG-RSI, poiché da un lato consente di identificare i principali gruppi di parti interessate e di prendere in considerazione le loro esigenze e aspettative. D’altra parte, fornisce all’impresa informazioni importanti sui temi di sostenibilità più rilevanti e strategici per le sue attività e la sua continuità.

Standards internazionali in materia di reporting di sostenibilità  

A partire dagli anni 2000, le organizzazioni internazionali hanno elaborato e pubblicato un certo numero di standard per incoraggiare le imprese interessate a adottare un approccio più coerente ed efficiente in materia di informativa extra-finanziaria.

L’adattamento agli standard internazionali è una priorità per tutte le imprese che mirano a migliorare la qualità delle informazioni destinate ai principali investitori e altre parti interessate. Gli standard internazionali propongono una metodologia per condurre efficacemente un’analisi di materialità e fissano i principi guida e gli elementi costitutivi del reporting di sostenibilità.

L’obiettivo è quello di far sì che il reporting di sostenibilità possa pesare tanto quanto il report finanziario che descrive lo stato delle finanze di un’impresa. Tra le iniziative più interessanti adottate nel corso dell’ultimo decennio si possono citare:

GRI – Global Reporting Initiative: gli standard GRI sono stati pubblicati per la prima volta nel 1976 dal GSSB (Global Sustainability Standard Board), un’organizzazione internazionale indipendente con sede ad Amsterdam. Aggiornati regolarmente, i GRI standard adottano un approccio di materialità di impatto. Hanno sviluppato parametri – adattati ad ogni settore – per misurare gli impatti causati dalle imprese e dalle loro catene di valore nei settori sociale, ambientale ed economico. Oggi, il rapporto di sostenibilità elaborato sulla base dei GRI standard è il più utilizzato in tutto il mondo.

IFRS S1 e IFRS S2 -International Sustainability Standards Board (ISSB): i nuovi IFRS sono stati creati a Glasgow nel 2021 durante i lavori della COP-26.

  • La norma IFRS S1, basata sui principi contabili internazionali, stabilisce i requisiti generali per il contenuto e la presentazione delle informazioni finanziarie relative alla sostenibilità dell’impresa. La loro applicazione si estende nello spazio (all’insieme delle catene di valore delle imprese) e nel tempo (investimenti con orizzonte a breve, medio e lungo termine)
  • La norma IFRS S2 presenta le informazioni specifiche sui rischi e opportunità legati al cambiamento climatico ed è concepita in conformità e sulla base dell’IFRS S1.

Entrambi gli standard integrano le raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD), adottano un approccio di materialità finanziaria ed entrano in vigore a partire dal 1°gennaio 2024.

Integrated Report (<IR>) – International Integrated Reporting Council (IIRC): il rapporto integrato è uno strumento sviluppato dall’IIRC che è una coalizione globale che riunisce imprese, investitori, autorità di regolamentazione, organismi di normalizzazione, rappresentanti della professione contabile e delle ONG. Tutti questi attori sono convinti che il reporting d’impresa debba evolversi verso una comunicazione che privilegia la creazione di valore.

SASB – Sustainability Accounting Standards Board: SASB è un’organizzazione senza scopo di lucro che sviluppa standard di contabilità per lo sviluppo sostenibile per le imprese di vari settori. SASB è stato recentemente integrato nell’International Sustainability Standards Board (ISSB), dopo la fusione con l’International Integrated Reporting Council (IIRC) che ha portato alla creazione del Value Reporting Foundation (VRF). Il VRF è un framework di indicazioni ESG che stabilisce gli standard per la divulgazione di informazioni di sostenibilità finanziariamente rilevanti da parte dell’imprese ai propri investitori.

ESRS – European Sustainability Reporting Standards: gli standard ESRS sono stati pubblicati dall’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) nel novembre 2022. Adottati dalla Commissione europea nel giugno 2023, sono stati approvati dal Parlamento europeo nell’ottobre 2023.

L’EFRAG è un’associazione internazionale creata nel 2001 con l’incoraggiamento della Commissione europea con il compito di assisterla nell’approvazione dei principi contabili internazionali (IFRS). Da gennaio 2022, le missioni dell’EFRAG si estendono alle informazioni extra-finanziarie e in questo contesto l’associazione ha elaborato i 12 standard ESRS che coprono il campo delle informazioni sulla sostenibilità. Gli standard europei sono destinati a diventare globali. Utilizzano un approccio basato sulla doppia materialità per soddisfare le aspettative degli stakeholder.

Approccio dell’analisi di materialità 

Le norme e gli standard internazionali sono il modo migliore per promuovere l’impegno dei dirigenti e le azioni dell’impresa in materia di RSI-ESG. Essi propongono un quadro di riferimento e le migliori pratiche necessarie per realizzare e attuare un’analisi di materialità solida e credibile.

Il processo di analisi di materialità – come già detto – è un processo complesso il cui scopo è quello di consentire alle imprese di analizzare in profondità l’organizzazione e le sue priorità in materia di RSI-ESG in modo da determinare quali informazioni sono materiali (cioè, pertinenti) per loro stesse e per le parti interessate.

L’implementazione di tale processo richiede una riorganizzazione della governance. Le imprese devono designare il responsabile del processo della conduzione dell’analisi di materialità (process owner) e istituire un comitato ad hoc incaricato di coordinare le attività tra le funzioni operative e quelle trasversali, di comunicare con gli organi di governance e di dialogare con le parti interessate. Da essere una pratica di governance raccomandata dagli standards internazionali, l’istituzione di un comitato ad hoc all’interno dell’impresa è ora espressamente imposta dalla direttiva CSRD.

Le imprese devono inoltre dotarsi di procedure specifiche allo scopo di:

  • Chiarire le modalità di designazione del responsabile del processo di conduzione dell’analisi di materialità e del comitato ad hoc, nonché i poteri e le responsabilità di ciascuno. Il responsabile del processo, in qualità di capo del comitato ad hoc, deve assicurarsi che il consiglio di amministrazione tenga conto delle sfide climatiche e adotti in un approccio di lungo termine. Deve inoltre garantire un flusso di informazioni adeguato e regolare al consiglio di amministrazione e alla direzione generale, al fine di facilitare il processo decisionale e la supervisione. La partecipazione attiva del consiglio di amministrazione, della direzione generale e delle funzioni strategiche dell’impresa è cruciale per il controllo e la gestione del processo di materialità.
  • Identificare le parti interessate più influenti e stabilire con loro un dialogo costruttivo necessario per comprendere le loro priorità e aspettative. Ogni impresa deve definire i metodi di consultazione più appropriati, in funzione delle tematiche RSI-ESG affrontate o delle opportunità di interazione, per facilitare il dialogo con le parti interessate.

Al termine di questa fase preliminare, il responsabile del processo di conduzione dell’analisi di materialità e il comitato ad hoc saranno in grado di attuare il processo di analisi di materialità, che si articola in quattro fasi.

  1. Definire le sfide RSI-ESG

La prima fase del processo di analisi di materialità consiste nell’identificare le principali sfide RSI-ESG (ambientali, sociali e di governance) e i rischi non finanziari legati all’attività dell’organizzazione che possono avere un impatto, positivo o negativo, sull’impresa e sull’intera catena di valore.

Si tratta di una fase che richiede tempo e attenzione. L’impresa deve adottare una prospettiva più ampia in modo da includere i temi RSI-ESG che le interessano, ma anche quelli che possono avere un impatto sull’impresa. Per identificare i temi prioritari RSI-ESG, l’impresa può utilizzare diverse fonti di informazione:

  • Normativa vigente a livello internazionale, europeo e nazionale
  • Iniziative volontarie non vincolanti elaborate da organismi di autoregolamentazione di settore, ONG o altri: codici di condotta, linee guida o norme settoriali
  • Iniziative volontarie dei mercati finanziari in materia di RSI-ESG
  • Relazioni finanziarie: bilanci, rapporti di gestione e dichiarazioni previsionali di settore
  • Benchmark dei rapporti sulla sostenibilità delle imprese concorrenti
  • Analisi di opinioni basata su stampa e media online
  • Rassegna documentaria di studi, white paper e altri documenti di ricerca redatti da università, associazioni, think tank, ONG, agenzie di rating, sondaggi consumatori-investitori in materia di RSI-ESG
  • Analisi di qualsiasi altra informazione pertinente in materia di RSI-ESG.

La raccolta di questi dati deve permettere al comitato ad hoc di stabilire – tenuto conto dell’organizzazione, delle attività e della catena di valore dell’impresa – un elenco di questioni potenzialmente materiali che saranno sottoposte alla valutazione e all’approvazione degli organi di governance dell’impresa e delle parti interessate al fine di stabilire l’importanza della loro materialità di impatto e finanziaria.

  1. Promuovere il dialogo con le parti interessate

L’analisi di materialità incoraggia l’impresa a consultare gli stakeholder sulle sfide RSI-ESG. Questo passaggio essenziale consente di comprendere e identificare le tendenze che si delineano, ma anche il modo in cui le parti interessate percepiscono l’impresa in un determinato momento.

Ogni categoria di stakeholder ha una propria visione ed è portatore di un interesse. Non è facile consultare tutte le parti interessate. Occorre quindi definire delle pratiche ad hoc per selezionare le principali parti interessate e avviare con loro una consultazione all’interno dell’impresa (manager, responsabili operativi, collaboratori, filiali, sindacati…) e al suo esterno (comunità locali, ONG, associazioni, clienti, fornitori, autorità…).

Le modalità di consultazione sono diverse e tengono naturalmente conto dell’organizzazione, del budget dell’impresa e dei suoi rapporti d’affari. Nella maggior parte dei casi, le consultazioni sono condotte dalle funzioni dell’impresa o da società di consulenza attraverso la realizzazione di interviste individuali o incontri collettivi, compilazione di questionari inviati via e-mail, indagini sui clienti, workshop … e altro.

L’impresa può anche decidere di realizzare delle azioni a livello locale, nazionale e internazionale e di partecipare a numerose iniziative: conferenze, convegni, eventi su Internet, incontri etc.

Una volta conclusa la fase delle consultazioni, le informazioni raccolte – grazie alla collaborazione delle diverse parti interessate e attraverso utilizzo di diverse metodologie – devono essere trattate dagli organi di governance che devono valutare il livello di impatto potenziale o reale che le tematiche RSI-ESG identificate possono avere sull’attività dell’impresa.

Quel che conta, in definitiva, è il tempo che l’impresa ha deciso di dedicare alle parti interessate. La restituzione d’informazioni consente di arricchire la politica dell’impresa e di dare un senso agli scambi che hanno avuto luogo, di collocarli nel loro contesto e di lasciare alle parti interessate la porta aperta per le prossime consultazioni.

  1. Comunicare i risultati dell’analisi di materialità

Le questioni RSI-ESG – identificate attraverso la collaborazione e il dialogo continuo con gli stakeholder – devono essere utilizzate per redigere il report di sostenibilità in conformità con le disposizioni e gli standard europei. Il reporting di sostenibilità copre i seguenti aspetti:

  • Fattori di governance: il reporting deve fornire informazioni su come gli organi di governance tengono conto delle sfide RSI-ESG. In particolare, deve descrivere gli obiettivi ESG, il ruolo e le responsabilità degli organi di amministrazione e di controllo, i processi che identificano rischi e opportunità, i sistemi di controllo interno e la gestione dei rischi, nonché le politiche e procedure di sostenibilità.
  • Fattori sociali: il reporting deve includere informazioni sulla parità di trattamento e di opportunità, sulle condizioni di lavoro e sul rispetto dei diritti umani.
  • Fattori ambientali: il reporting deve fornire informazioni sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e, se del caso, sulle emissioni di gas a effetto serra (GES), sull’adattamento ai cambiamenti climatici, sull’uso delle risorse idriche e marine, l’uso delle risorse e l’economia circolare, l’inquinamento, la biodiversità e gli ecosistemi.

Il rapporto di sostenibilità è incluso nel rapporto di gestione dell’impresa ed è soggetto a verifica da parte di auditori esterni.

  1. Garantire lo sviluppo dinamico dell’analisi della materialità

Le questioni RSI-ESG sono destinate a evolvere nel tempo. Pertanto, l’impatto che una questione ESG può avere sull’organizzazione, sull’ambiente o sulle persone può cambiare, sia positivamente che negativamente, così come il modo in cui l’impresa affronterà la questione in futuro.

Ogni azienda deve verificare regolarmente il processo di analisi di materialità e aggiornare l’elenco dei temi prioritari RSI-ESG che intende trattare.

Monitorare l’evoluzione di questi temi deve diventare un esercizio regolare (da fare minimo una volta all’anno) perché l’impresa deve essere sempre in grado di misurare l’impatto delle sfide RSI-ESG, di valutare le informazioni pertinenti, di identificare e anticipare le sfide emergenti, di definire le misure necessarie e di aggiornare la strategia RSI-ESG.

Questo approccio dinamico richiede – come si vede – una costante vigilanza da parte di tutti gli organi, manager e collaboratori dell’impresa sulle tematiche RSI-ESG e sul dialogo con le parti interessate.

È chiaro che per adottare questo approccio dinamico, l’impresa deve avere già a monte soddisfatto le due condizioni seguenti:

  1. L’impresa deve aver già realizzato una prima analisi di materialità accompagnata da un’ampia consultazione con le parti interessate, e
  1. Deve avere già avviato un dialogo con gli stakeholder per individuare le sfide emergenti e integrarle nella strategia RSI-ESG dell’impresa.

L’analisi di materialità è quindi un’opportunità per l’impresa che desidera migliorare l’organizzazione e il funzionamento della sua governance, nonché le azioni e l’impegno per costruire un dialogo proficuo con le parti interessate sulle questioni ESG-RSI.

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