Il 3 aprile 2025, il Parlamento europeo ha dato il via libera al rinvio di due anni della direttiva sul reporting di sostenibilità (CSRD) e di un anno di quella sul dovere di vigilanza delle imprese (CS3D). Questo voto, a favore della proposta “stop the clock” della Commissione europea, mira ad alleggerire gli obblighi delle imprese e semplificare il quadro del Green Deal europeo.

Nonostante la schiacciante maggioranza (531 a favore, 69 contrari), permangono profonde divergenze sul futuro della transizione ecologica in Europa. Ci si chiede: il Green Deal europeo sta perdendo slancio? O, considerato il contesto geopolitico, è necessaria una pausa nelle ambizioni europee in materia di sostenibilità?

Un Green Deal sotto alta tensione

Il voto sulla proposta “stop the clock”, derivante dal progetto Omnibus presentato il 26 febbraio 2025 dalla Commissione europea, è stato adottato in un contesto geopolitico ed economico teso e incerto. Questo ha spinto i parlamentari europei ad accelerare l’adozione di misure d’urgenza per semplificare la normativa, ridurre gli oneri amministrativi e garantire sicurezza giuridica alle imprese, rafforzando al contempo la competitività dell’Unione.

In questo clima di urgenza, il voto ha riunito una coalizione inattesa, dai Verdi ai socialdemocratici, passando per i liberali di Renew, il Partito popolare europeo (PPE) e persino partiti di estrema destra. Questo ampio sostegno nasconde, tuttavia, visioni divergenti.

Mentre alcuni vedono il rinvio come una pausa necessaria per le imprese, altri, come il gruppo della Sinistra, denunciano un arretramento delle ambizioni ecologiche. Al contrario, l’estrema destra ha cercato, tramite un emendamento, di posticipare le direttive al 2030 o 2040, riducendo drasticamente gli obblighi di reporting.

Le prossime settimane saranno cruciali, con dibattiti in arrivo sugli altri aspetti di semplificazione del Green Deal. I gruppi pro-ecologici dovranno convincere il PPE a preservare le ambizioni della transizione verde.

Cosa cambia con il rinvio

Adottata dal Parlamento europeo il 3 aprile 2025 e pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 16 aprile 2025, la direttiva “Stop the Clock” ridefinisce le scadenze delle due direttive:

  • CSRD (Direttiva UE 2022/2464): Le grandi imprese (con più di 250 dipendenti, un fatturato superiore a 50 milioni di euro o un bilancio superiore a 25 milioni di euro) e le PMI quotate, inizialmente tenute a pubblicare un reporting di sostenibilità nel 2026 (esercizio 2025), beneficeranno di un rinvio di due anni. Il reporting sarà richiesto nel 2028 (esercizio 2027) per le grandi imprese e nel 2029 (esercizio 2028) per le PMI quotate, gli enti finanziari e le compagnie assicurative.
  • CS3D (Direttiva UE 2024/1760): La prima fase, che riguarda le grandi imprese (con più di 500 dipendenti, un fatturato superiore a 50 milioni di euro o un bilancio superiore a 25 millions di euro), è rinviata di un anno, con il primo reporting atteso nel 2026 (esercizio 2025).

Gli Stati membri dovranno recepire la direttiva entro il 31 dicembre 2025, con linee guida per supportare le imprese. Questo rinvio mira a ridurre la pressione amministrativa e facilitare l’attuazione, in particolare per il dovere di vigilanza.

Verso una transizione ecologica indebolita?

Offrendo un respiro alle imprese, il rinvio delle direttive CSRD e CS3D mette in discussione la determinazione dell’UE a rispettare i suoi impegni climatici e sociali. Se il voto riflette una volontà di compromesso, rivela anche le fratture tra chi vuole accelerare la transizione ecologica e chi privilegia l’allentamento dei vincoli. Per i sostenitori del Green Deal, la sfida sarà trasformare questa pausa in un’opportunità per rafforzare, e non diluire, le ambizioni europee.

I prossimi mesi saranno decisivi per capire se l’Europa riuscirà a conciliare competitività e ambizioni climatiche.

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